Ecco come dire NO ai bambini in modo positivo

Dire un no ad un bambino è una decisione potente. Qualcosa che segna un confine e che deve insegnare e trasferire un valore importante per lui.

Regole e limiti costituiscono direttive importanti quando si tratta di educare un bambino.

Oggi, troppo spesso, si vive o nella completa anarchia, o in una sorta di no perenne.

Un genitore che non riesce a trasferire una condotta equilibrata, finisce per disorientare un figlio

Inoltre i continui NO finiscono per fare perdere di valore questa espressione.

La domanda che occorre porsi allora è questa: è possibile trasmettere il concetto, quindi dire no senza dirlo esplicitamente?

O, se volete, far comprendere questa scelta in modo positivo?

Esistono sicuramente modi efficaci per comunicare lo stesso concetto senza dover ricorrere sempre al no e per ottenere una reazione migliore da parte del bambino.

Sentire un adulto dire costantemente: “non fare questo, non prendere quell’altro, non dire quest’altro…”, provoca nel piccolo lo stesso senso di disorientamento simile al sentirsi in diritto di fare ciò che vuole.

Ed è questa la condotta che gli adulti, nella maggior parte dei casi, hanno nei confronti dei loro figli.

Occorre quindi usare moderazione, equilibrio e, soprattutto, spiegazioni.

In questo modo si aiuteranno i bambini a comprendere meglio il perchè di quella risposta, dei NO ed impareranno l’auto-controllo, l’importanza dei limiti, senza rischiare di scadere in forme di isteria o di depressione.

Accompagnare una motivazione ad una risposta, rende partecipe anche il bambino, rafforza la sua auto-stima e la sua partecipazione alla vita familiare.

Se un bambino sente solo e costantemente il NO, percepisce solo concetti negativi o di diniego.

Se, viceversa, invece di sentirsi dire “non usare il tablet o non andare in giardino… “, coglie il significato di un invito ad utilizzare il tablet dopo i compiti o ad uscire in giardino dopo avere aiutato il fratellino a mettersi le scarpe, ecco che il significato di questo NO mascherato, assume per lui una valenza diversa.

Non si tratta quindi di negare o vietare sempre, quanto di educare e stimolare una sua condotta meno egoista e più ragionata.

Anziché utilizzare solo il divieto, lo si invita a collaborare.

Suggerire qualcosa di alternativo quando non è possibile accontentare una sua richiesta, assicurare che si potrà fare la tal cosa il giorno seguente e ricordarsi, quindi, di mantenere la parola data.

Spiegare più volte, se necessario, cosa può accadere se continua nella sua condotta e non presta ascolto. Ricordandogli che non è onnipotente e non può solamente chiedere.

Esiste una motivazione scientifica che suggerisce di modificare l’approccio fatto di divieti, di “non voglio che tu faccia questo o quello…”.

La motivazione è che in un bambino, soprattutto la mente, si concentra sul’oggetto del divieto e lo induce a farlo in maniera spontanea.

Quando il divieto è modulato in maniera positiva, quindi “facciamo quello dopo esserci lavati i denti, o aver finito i compiti…”, la reazione istintiva è quella di eseguire subito la prima parte per poi concedersi la seconda.

Questo significa che bisogna abolire i NO?

Assolutamente, ma è meglio pronunciarli in maniera perentoria nelle situazioni di pericolo, in caso di un prolungato atteggiamento di disobbedienza o di sfida.

Ricordandosi comunque di riflettere, insieme al bambino, in seguito sull’accaduto e di spiegare con calma perchè si è giunti a quell’ affermazione in modo secco e repentino.

Un articolo interessante, da condividere!