Cosa si nasconde dietro la passione estrema per i tatuaggi? Lo rivela una ricerca inglese

Una ricerca pubblicata dal Guardian ci mostra uno scenario inedito riguardo le persone che hanno molti tatuaggi.

Moda, questa, che negli ultimi anni sta letteralmente spopolando.

Secondo questa ricerca, chi ricopre ogni centimetro della sua pelle con tatuaggi, nasconderebbe un livello di rabbia e ribellione che si esprime proprio nella pratica del tatuaggio.

Lo stereotipo del ribelle tatuato sembrava avere fatto il suo tempo e sicuramente l’effetto moda ha giocato un ruolo importante negli ultimi tempi se farfalle, tigri, scimmioni …campeggiano sulle spalle e sui polpacci di migliaia di neo Maori!

Le scoperte della ricerca hanno però ripristinato il legame tra inchiostro e rabbia, secondo The Guardian.

Nella ricerca condotta nel Regno Unito, il professor Viren Swami, dell’Università Anglia Ruskin, ha chiesto a 378 adulti di segnalare il numero di tatuaggi che avevano.

I volontari che si sono sottoposti alla ricerca, dovevano evidenziare, attraverso le loro risposte, quanto fossero sensibili a fattori quali ostilità, rabbia, aggressività.

La ribellione, dice il Guardian, è risultata sempre presente come tratto distintivo.

Sia come risposta anche fisica a situazioni vissute come risposta a provocazioni e delusioni, sia come ricerca di modelli di comportamento ritenuti ribelli.

Le domande a cui sono stati sottoposti i partecipanti al test tendevano proprio a capire le reazioni a situazioni come: se ti viene chiesto di non fare qualcosa, qual è il tuo atteggiamento?

Oppure: se un vigile o un poliziotto si rivolge a te urlando, come reagisci?

Le risposte che i ricercatori hanno prodotto, evidenziano come coloro che hanno molti tatuaggi presentano reazioni verbali e fisiche nettamente più marcate rispetto a chi non è tatuato e che reagiscono con molta maggiore rabbia di fronte a scenari di rispetto delle regole.

Significativo anche il fatto che, nelle donne, tali caratteristiche risultino più marcate rispetto a quanto osservato e riportato per gli uomini.

Soprattutto la violenza verbale è risultata essere quella più evidente.

Tra le spiegazioni riportate dal giornale inglese quella che più accomuna i diversi intervistati è l’incapacità di gestire eventi deludenti, traumi quotidiani.

Il tatuaggio quindi diventa lo sfogo su cui liberarsi da frustrazioni e perdita di identità.

Come riportato dal Prof Swami che ha effettuato i test, “… è possibile che questa forma di ribellione, che è edonistica, sia in contrasto con il dolore e la difficoltà di rimuovere i tatuaggi qualora chi lo fa, se ne penta in futuro”.

I livelli di aggressività verbale riscontrata nei soggetti tatuati denota la loro presunta capacità di reazione di fronte ad episodi frustranti e deludenti.

Un’altra nota riportata dallo studio, ci dice che ormai i soggetti tatuati sono la stragrande maggioranza rispetto a coloro che non lo,sono. Nè sono possibili stratificazioni in base all’età, essendo trasversale il campione di chi ha la pelle tatuata.

“Se il tatuaggio produce auto-stima – si sono detti i ricercatori – vediamo di capire nell’ambito universitario qual è la sua diffusione”.

Hanno così esaminato un campione di studenti universitari provenienti da 6 diverse università.

Le donne sono coloro che pensano di integrare di più la propria auto-stima con il tatuaggio, ma anche quelle nettamente più vulnerabili. Intervistate infatti, su un argomento molto delicato come il suicidio, hanno dato risposte preoccupanti.

Maggiore ricerca di auto-stima equivale anche ad una minore capacità individuale di far fronte a situazioni difficili, al punto che risulta di 4 volte maggiore il numero di coloro che sono tatuate e che pensano al suicidio rispetto a chi non lo è.

Anche se i ricercatori non sono del tutto convinti se questa pratica del tatuaggio sia responsabile dell’autostima, gli autori dello studio ritengono che le donne potrebbero usare i tatuaggi per curare dei traumi. Attraverso tatuaggi e piercing ripristinano una perdita.

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